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Botero e Pietrasanta

Un giorno di quasi trent’ anni fa Pierre Levai, direttore della Marlborough Gallery di New York, si reca a Pietrasanta per vedere le opere lasciate nell’ atelier dallo scultore Jacques Lipchitz appena scomparso. In quel viaggio è accompagnato da Fernando Botero che reca con sé un piccolo modello: vuol provarne la fusione in uno di quei celebrati laboratori.

Inizia così il suo rapporto con una località che ormai gli è entrata nel cuore: da qualche lustro possiede una casa tra gli ulivi che accompagnano la via su per la Rocca e ha aperto uno studio in un ampio locale non distante da piazza del Duomo. Qui di solito si ritira in estate a progettare e ad assemblare le sculture; qui si rifugia quando Parigi, New York o Montecarlo gli procurano il desiderio della tranquillità.

Botero è ormai un protagonista di Pietrasanta che vive tra la gente e la gente vive con lui ora che la sua arte è entrata nel tessuto cittadino: la chiesa della Misericordia accoglie dal 1993 i due grandi affreschi intitolati La porta del Paradiso e La porta dell’inferno; piazza Matteotti offre invece ai visitatori l’ironica bellicosità di un opulento soldato romano. Anche il tetto della sua abitazione porta un segno distintivo: un rotondo gallo in bronzo dalle corte ali in perenne attesa dell’alba.


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